Il futuro del SSN: la complementarietà tra pubblico e privato, il privato sociale come amministrazione oggettivata e la valutazione delle performance tra tecnica e politica

Il mio contributo al dibattito sul futuro del #SSN lanciato da Gianfelice Rocca (Humanitas) e ripreso da Marco Elefanti (Policlinico Gemelli) sul Corriere della Sera 

#Sanità, ridisegnare il perimetro del servizio pubblico perseguendo il triplice obiettivo di:

1) migliorare il servizio pubblico sul fronte della qualità delle prestazioni e dell’aderenza delle stesse al crescente fabbisogno, 

2) attirare nuovi investimenti in sanità attraverso una reale sinergia tra #pubblico e #privato e 

3) fare del SSN una #infrastruttura strategica in grado di fare da perno a un processo di rinnovamento del nostro sistema industriale, dal settore agro-alimentare fino a tutta la filiera delle life science, movimentando investimenti immobiliari, energetici e tecnologici. 

➡️ Sanità, ridisegnare il perimetro del servizio pubblico, Corriere della Sera, 24 agosto 2022

#health #research #lifescience #healthyfood #pharma #future #infrastructure #parolaangelini #energy #digitalhealth

Ciao Prof. Geoffrey Brennan

Ciao Geoff, riposa in pace.

Il Prof. Brennan è stato un accademico, un appassionato e instancabile studioso, Past President della Public Choice Society, autore di The Power to Tax e di The Reason of Rules (entrambi scritti con J.M. Buchanan). Con le sue brillanti intuizioni a cavallo tra l’economia e la filosofia politica ha contribuito a fondare la constitutional political economy.

Non è possibile, in particolare, nessuna “funzione del benessere sociale” welfaristica alla maniera tradizionale, come ricerca cioè di un benessere collettivo “oggettivo” ed esterno ai singoli individui e perciò presupponente, per la sua attuazione pratica, un’autorità di governo neutrale o una specie di “despota benevolo”. Se non c’è nessun bene “collettivo” al di là delle scelte, del consenso o dei giudizi di valore degli individui, allora risulterà possibile applicare anche all’attività del “policy maker”, cioè dei governanti, gli stessi criteri di spiegazione “economici” che valgono per qualsiasi altro individuo nell’ambito di una società di mercato. E in questo – imprescindibile valenza “economica” delle regole e dei correlativi diritti individuali e “normatività” di qualsiasi assetto economico – risiede, precisamente, la “ragione delle regole”. Da ciò consegue che qualsiasi nozione di “giustizia” in senso empirico, è tale appunto solo nell’ambito di determinate regole vigenti. Non queste ultime, quindi, o i diritti individuali sono basati su una “giustizia” metafisica o su un diritto “naturale”, ma è vero esattamente il contrario. Questo non vuol dire – secondo gli autori – che accanto alla giustizia nell’ambito delle regole esistenti, non vi sia un problema anche della “giustizia” delle stesse regole. Non vi sia cioè la necessità di modificare queste ultime. Ma questa accezione di giustizia è solo un caso particolare della precedente. Neppure essa, vale a dire, rinvia ad una “giustizia” che non coincida con i giudizi di valore storicamente o “economicamente” condizionati degli individui. La “giustizia delle regole” rinvia soltanto a delle “meta-regole” o regole costituzionali o basate su un consenso generalizzato’’ (A. De Gennaro, recensione a La Ragione delle Regole. Economia politica costituzionale, in Quaderni di storia dell’economia politica, Vol. 10, No. 2/1992).

I lavori di Brennan (insieme a quelli di Buchanan, Wagner e Vanberg) sono testi fondativi della constitutional economics. Essi, sviluppando sul piano costituzionale (in sintonia con l’ordoliberalismo) l’approccio della public choice, sono di estremo interesse per gli studiosi del diritto pubblico. Come ho evidenziato nei miei due lavori monografici, offrono nuove chiavi di lettura per interpretare l’evoluzione della nostra costituzione economica alla luce dell’integrazione europea, svelando il contributo della costituzione (macro)economica europea in funzione di argine contro quell’eccesso di rendite politiche (per usare la felice espressione, troppo poco indagata dalla dottrina, di Giovanni Bognetti) che, nello Stato pluriclasse, provoca la degenerazione dei processi democratico-sociali e, con essi, lo scivolamento della forma di Stato democratico sociale verso forme incompatibili con la democrazia liberale; e, dunque, in sintonia con l’attenzione della public choice per l’efficienza dei processi decisionali pubblici secondo il noto paradigma del mutual gains from joint commitment to rules, creando un ponte tra la constitutional economics e le tesi di Feliciano Benvenuti, Giorgio Berti e Giorgio Pastori, per contribuire a delineare un modello di amministrazione in funzione della libertà (e dei diritti) della persona piuttosto che della sovranità dello Stato, secondo cui essa si pone come indissolubilmente legata alla società civile, rivestendo importanza centrale quei processi giuridico-argomentativi su cui si fonda – nel solco dell’ordinamento costituzionale interno e eurounitario – l’esercizio stesso della funzione amministrativa secondo moduli non solo autoritativi ma sempre più partecipativi e consensuali, quale condizione necessaria per promuovere la massimizzazione dell’efficienza degli esiti sociali prodotti dalle decisioni amministrative e, per tale via, la sovranità della persona.

Intervista su TopLegal (giugno/luglio 2022)

Il testo integrale dell’intervista concessa alla redazione di TopLegal lo scorso 27 maggio, pubblicata in forma sintetica sull’ultimo numero (giugno/luglio 2022) di TopLegal Review nell’articolo titolato “Parola Angelini. La scommessa della boutique”. Un sentito ringraziamento alla redazione di TopLegal per questa opportunità e per l’attenzione dimostrata nei confronti del nostro progetto.

Cosa ha spinto i soci a uscire da uno studio internazionale e da una boutique per avviare un’altra boutique? 

Una visione chiara della nuova stagione che attende il Paese, della domanda di servizi legali che la accompagna e dei valori che riteniamo dovrebbero guidare l’esercizio della nostra professione. Del resto, per dominare una distruption come quella che stiamo vivendo, l’unico modo è guidarla dall’interno, internalizzandola tanto sul fronte dei servizi offerti che dei processi.  

Parola Angelini riflette l’esperienza ventennale dei suoi fondatori che ha attraversato alcune delle maggiori realtà operanti nel Paese. È una “start-up” nel settore dei servizi legali che, coniugando il meglio dell’approccio delle law firm internazionali con i tradizionali punti di forza delle boutique italiane, coltiva grandi ambizioni perché riteniamo che solo in questo modo si possano raggiungere risultati importanti. 

La nostra è una realtà fortemente radicata nel tessuto imprenditoriale e istituzionale del Paese che opera con lo sguardo rivolto ai mercati internazionali e un approccio necessariamente glocale. Puntiamo sull’eccellenza tecnica, sulla sartorialità delle soluzioni che offriamo ai nostri clienti, nei grandi deal come nel contenzioso, e sulla capacità di esprimere una thought leadership. 

Parola Angelini è innanzitutto uno studio legale che vuole interpretare un nuovo paradigma. Siamo una realtà specializzata nei settori dell’energia e delle infrastrutture che riteniamo essere, unitamente alle parole d’ordine della digitalizzazione e della sostenibilità, i principali driver di trasformazione del Paese, tanto del settore privato quanto del pubblico, attraversando trasversalmente tutti gli altri settori industriali. 

La nostra è perciò una business proposition molto diversa da quella di una boutique. Nasce dall’ascolto dei nostri clienti e si è progressivamente strutturata attraverso il costante confronto con alcuni dei maggiori leader del settore pubblico e privato. Ciò ci ha portato a riflettere sulla crescente convergenza tra le dinamiche del settore dell’energia e l’esigenza di investimenti infrastrutturali e, nello stesso tempo, sulla trasversalità delle nostre maggiori aree di specializzazione rispetto a tutti gli altri settori industriali, inclusa la stessa pubblica amministrazione, e dunque sulla crescente richiesta di competenze distintive, track record e un approccio da veri first mover. Nessuna realtà tra quelle operanti nel nostro Paese può vantare un team di 15 professionisti, con un significativo ulteriore potenziale di crescita, capaci di coprire a tutto tondo i settori dell’energia e delle infrastrutture. 

Parola Angelini è perciò un unicum nel panorama legale italiano e siamo orgogliosi di esserlo. 

La flessibilità in termini operativi e nel tariffario è uno dei motivi cha ha spinto i soci ad avviare un’altra realtà?   

Le nostre tariffe sono assolutamente in linea con quelle solitamente applicate dai leader del mercato legale, quali noi siamo nei nostri specifici ambiti.  

Affrontare uno scenario distruptive come quello attuale semplicemente ragionando in termini di flessibilità tariffaria equivarrebbe al cercare di scorgere il futuro guardando nello specchietto retrovisore. 

Battute a parte, un cambio di paradigma come quello che sta alla base del progetto Parola Angelini richiede invece una visione capace di guardare oltre, evitando di ignorare quei segnali che solo un proficuo e costruttivo rapporto con i clienti è in grado prevenire, ponendo le basi per il successo a lungo termine. 

Sono previsti inserimenti nei prossimi mesi e se sì in quali aree e a che livello di seniority?

We are hiring! La nostra è una piattaforma in costante evoluzione. Dal lancio dello studio ad oggi, con cadenza settimanalmente, si sono aggiunti professionisti provenienti dai maggiori studi legali del Paese. Rosaria Arancio da Grimaldi e Ignazio D’Andria da Legance, solo per ricordare alcuni ingressi recenti. Altri professionisti senior ci raggiungeranno nelle prossime settimane.

È una conferma dell’attrattività della nostra business proposition e, nello stesso tempo, una straordinaria opportunità di radunare intorno al nostro progetto alcuni dei migliori talenti del panorama legale italiano. Non a caso guardiamo sempre con interesse l’inserimento di giovani colleghi ad alto potenziale.

Il team è, comunque, già oggi in grado di coprire tutte le practice rilevanti per le industry di cui ci occupiamo, tra cui Corporate/M&A, Project Finance, Public Law, Regulatory/Antitrust, Real Estate e Litigation. 

Allargherete la partnership ad altri professionisti?

Certamente, con gradualità. Sia facendo crescere i nostri talenti interni sia, laddove ne sussistano i presupposti, guardando a potenziali lateral in grado di sviluppare ulteriori sinergie. 

Democrazia e liberalismo: un connubio da ripensare?

Si terrà mercoledì 25 maggio 2022 alle ore 14, nell’ambito del Dottorato di Ricerca in Scienze Giuridiche e Politiche, il seminario di studi interdisciplinari sulle relazione tra democrazia e liberalismo organizzato dal Dipartimento di Scienze Giuridiche e Politiche dell’Università degli Studi Guglielmo Marconi, nell’ambito del quale saranno esposti i risultati di un recente lavoro di ricerca promosso dall’Istituto di Studi Politici San Pio V.

A discuterne ci saranno gli autori di alcuni dei saggi contenuti nel volume edito da Editrice Apes, intitolato “Democrazia e liberalismo: un connubio da ripensare?“: il Prof. Maurizio Serio, Associato di Storia delle Dottrine Politiche nell’Università degli Studi Guglielmo Marconi, il Prof. Antonio Campati, Ricercatore di Filosofia Politica nell’Università Cattolica del Sacro Cuore e il Prof. Fabio G. Angelini, Straordinario di Diritto Amministrativo nell’Università Telematica Internazionale Uninettuno.

La registrazione del seminario è disponibile su ➡️ https://m.youtube.com/watch?v=nA82zU9bTGA&feature=youtu.be 📺

Nasce “Parola Angelini”, il nuovo studio legale Energia e Infrastrutture al cuore dell’assistenza legale strategica 

Oggi inizia una nuova fase della mia carriera.

Dopo aver collaborato con alcune delle più importanti realtà del panorama legale italiano e fondato nel 2013, a seguito del decisivo incontro professionale e umano con il Prof. Scoca, straordinario maestro a cui sarò sempre grato per la fiducia e il costante incoraggiamento, la mia boutique di diritto amministrativo, ho deciso di dedicarmi a un nuovo progetto di innovazione e eccellenza per dare spazio alla voglia di imprenditorialità, professionalità e integrità che da sempre hanno caratterizzato il mio percorso professionale.

In quasi venti anni di professione ho avuto l’onore di incontrare e lavorare con persone eccezionali, confrontandomi con circostanze talvolta complesse e sfidanti. La vita è fatta di circostanze, situazioni, eventi che segnano il nostro cammino. ‘Unire i puntini” è perciò il presupposto indispensabile per guardare al futuro con rinnovata consapevolezza e visione, per costruire quello che si vuole essere e diventare, con l’auspicio di lasciar traccia e contribuire al bene comune.  

Con il mio amico e socio Lorenzo Parola e con un team straordinario intendiamo fare proprio questo. Si apre ora una nuova ed emozionante fase professionale in un momento storico tra i più importanti e pieni di attese per il nostro Paese.

#innovazione #eccellenza #futuro #thoughtleadership #energia #energytransition #infrastructure #ESG #sostenibilità #PNRR #ecologicaltransition #publicsector

@andrealeonforte @rosariaarancio @gianlucagrea @andreacoluzzi @ignaziodandria @martinacaldelari @cristinamastromarino @cristinanardo @dariovedovati @mariellamauriello @antoniofranzé @danieledipaolo @piereliaviviani @corinnareale

Seminario di studio della rivista “Power and Democracy”

Mercoledì 27 aprile 2022 alle ore 14:30 si terrà un seminario di studio organizzato dalla rivista “Power and Democracy” dal titolo 

Democrazia, liberalismo, sovranità. Percorsi di ricerca tra politica, filosofia e diritto”.

Sarà possibile partecipare in dual mode: in presenza presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore (aula G112) e online su una stanza virtuale Teams: Fai clic qui per partecipare alla riunione

Per partecipare in presenza è necessario inviare una mail entro il 22 aprile 2022 a: antonio.campati@unicatt.it

Tra pandemia e conflitto ecco la spirale anti-democratica

di Flavio Felice, Fabio G. Angelini (Avvenire, 24 marzo 2022)

La crisi ucraina e, prima di essa, la pandemia segnano un punto di non ritorno per l’Occidente. Viviamo un’epoca contrassegnata da tensioni tra visioni e paradigmi diversi, da transizioni che se aprono opportunità, generano anche conflitti, ponendo a rischio i princìpi su cui si reggono le nostre società.

La gestione dell’emergenza coronavirus e gli strumenti Ue di ripresa e resilienza avevano già innescato nuovi processi destinati a produrre cambiamenti nel sistema economico e produttivo, nelle nostre abitudini di lavoro e di investimento, nelle relazioni tra Ue e Stati membri, nel modo di governare, nella percezione dell’importanza delle politiche pubbliche a tutela della salute e dell’ambiente. Eppure, proprio l’impegno dei pubblici poteri nella gestione di questa crisi e lo scontro bellico, economico e culturale in atto tra una visione liberale dei processi democratici e una autocratica dovrebbero indurci a riflettere sugli strumenti da essi adottati. Tale riflessione assume una specifica idea di ecologia: quella umana integrale, essenziale al nutrimento dei princìpi suddetti, perché la salute della democrazia è una componente di tale ecologia, almeno quanto la salute della biosfera.

La complessità del mondo contemporaneo e i condizionamenti delle numerose varianti dell’ideologia che in questi ultimi anni si è imposta come contraltare ai sistemi liberal-democratici impongono una rinnovata consapevolezza sulla centralità dell’ecologia umana quale presupposto essenziale per un ordine economico e politico al servizio dello sviluppo umano integrale e della pace tra i popoli. Sappiamo che nelle situazioni di emergenza può trovare giustificazione l’esercizio di poteri straordinari e talvolta finanche extra ordinem.

Tuttavia, le modalità con le quali tali poteri vengono esercitati, specie sotto il profilo della loro reale giustificazione, della proporzionalità rispetto all’interesse generale perseguito e della loro temporaneità, non possono essere trascurati in quanto incidono significativamente sulle dinamiche politiche, economiche e culturali. I timori legati all’emergenza pandemica e, oggi, il clima di angoscia collettiva dovuta allo scoppio della guerra si inseriscono in un quadro istituzionale già segnato da una profonda crisi della rappresentanza e da una costante messa in discussione dei diritti fondamentali della persona umana. Tali criticità determinano importanti debolezze strutturali che, se non sanate, rischiano di minare non soltanto il tessuto economico ma anche quello sociale tout court. Il riferimento è ad ambiti come la famiglia, la scuola e la salvaguardia del nostro ambiente, intesi come dimensioni costitutive delle società moderne.

Di fronte al dramma causato dall’aggressione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo e alle sfide portate in questi ultimi anni dalla spavalda avanzata di autocrazie e di forze politiche sovraniste e populistiche, in Europa come negli Usa, sorge spontanea la domanda se le nostre claudicanti democrazie liberali saranno capaci di affrontare crisi globali come quelle in atto. Saranno capaci le istituzioni liberali e democratiche di fronteggiare lo stato di emergenza permanente senza scivolare nella destabilizzazione o cedere all’autoritarismo? L’emergenza sanitaria e l’angoscia bellica non fanno altro che accelerare o porre in evidenza processi di fondo già in atto da tempo, ponendoci di fronte al fatto che il potere è in grado di esercitare la sovranità, sospendendo parti dell’ordinamento. Se questo è stato possibile, chi può garantire che ciò non possa ripetersi in futuro? Su questo terreno, potere politico, interessi economici e dinamiche dell’opinione pubblica sembrano intrecciarsi, lasciando le democrazie prive di idonei strumenti per difendersi.

A questo si aggiunge il rischio dell’emersione di una vera e propria deriva disumanizzante nei processi democratici, rappresentata dall’eventualità che le tecnologie digitali (anche eterodirette in modo ostile), invece di porsi quali opportunità, possano diventare un grimaldello per scalfire le pareti di una democrazia già traballante. In un contesto così allarmante, l’opinione pubblica sembra sfilacciata e scoraggiata, sempre più disponibile – in molti suoi settori – a credere a facili ricette, a privilegiare il perseguimento di interessi immediati, a delegare al «capo» del momento, piuttosto che partecipare a processi cooperativi-competitivi, fondati sul comune rispetto di giuste regole, indispensabili alla vita di una democrazia inclusiva, capace di sostenere lo sviluppo umano integrale di tutti e di ciascuno. Ma da questa spirale non ci si può lasciar stritolare.

Servizio pubblico, concorrenza e sussidiarietà: il ruolo del privato nel SSN

Con il cd. DdL Concorrenza (A. S. 2469)“Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021”, il Legislatore ha deciso di intervenire, nella Sezione V del provvedimento dedicata alla “Concorrenza e tutela della salute” per la “Revisione e trasparenza dell’accreditamento e del convenzionamento delle strutture private” (art. 13) con il quale si recano modifiche all’art. 8-quater, comma 7 del d.lgs. 502/1992 (il “Decreto 502”), si introduce il comma 1-bis all’art. 8-quinques del Decreto 502 e si modifica il comma 2 del medesimo articolo.

Con l’obiettivo di migliorare questa riforma nella prospettiva della tutela del servizio pubblico, della promozione della concorrenza e del principio della sussidiarietà orizzontale, ho assistito l’Associazione Italiana Ospedalità Privata #AIOP in occasione dell’audizione innanzi alla 10^ Commissione “Industria, Commercio e Turismo” del Senato della Repubblica.

Il #SSN, come dimostra l’esperienza della pandemia, è un bene pubblico prezioso che va tutelato e promosso in tutte le sue componenti, preservandolo da approcci ideologici – sia in un senso che nell’altro – incompatibili con la rilevanza costituzione del diritto alla #salute, così come riconosciuto sia nell’ordinamento interno che in quello eurounitario. Il ddl #concorrenza (A.S. 2469) “Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021”, nella parte in cui introduce alcune modifiche (art. 13 – Revisione e trasparenza dell’accreditamento e del convenzionamento delle strutture private) all’attuale sistema di accreditamento e convenzionamento delle strutture sanitarie private (d.lgs. 502/1992), è stato oggetto del parere che ho rilasciato in occasione dell’audizione di AIOP in Senato.

Una maggiore concorrenza nel settore sanitario è certamente auspicabile in quanto potenzialmente funzionale sia all’incremento della qualità dell’offerta pubblico-privata attualmente esistente, sia ad una maggiore efficienza allocativa della spesa sanitaria, specie con riferimento agli erogatori pubblici. Le previsioni del ddl concorrenza, tuttavia, riformando in chiave “appaltistica” il sistema dell’accreditamento-accordo previsto dal d.lgs. 502/1992, fondato sul principio di libera scelta dell’utente e sulla concorrenza virtuosa tra pubblico e privato nell’erogazione delle prestazioni a carico del SSN, rischiano invece di generare effetti potenzialmente distorsivi della concorrenza, che disincentivano gli investimenti, favoriscono le concentrazioni a discapito degli operatori privati di dimensioni più contenute e riducono la qualità dell’offerta dei servizi offerti dalle strutture private (a vantaggio di quelle pubbliche).

Anziché creare artificialmente un “mercato” delle strutture sanitarie private accreditate ai fini della contendibilità delle risorse del SSN, secondo le logiche tipiche (e i noti difetti) del settore degli appalti, l’esigenza di promuovere la concorrenza nel settore sanitario, evitando la chiusura anticoncorrenziale del sistema, dovrebbe piuttosto tradursi – in linea con l’insegnamento della giurisprudenza amministrativa – nell’esigenza di ribadire l’obbligo per le amministrazioni regionali di rivalutare periodicamente il proprio fabbisogno e, pertanto, di concedere nel rispetto dei principi di economicità, di efficacia, di imparzialità, di pubblicità e di trasparenza di cui alla l. 241/1990, nuovi accreditamenti alla luce di eventuali maggiori esigenze non coperte dall’attuale offerta pubblico-privata e nei limiti delle risorse disponibili, evitando in tal modo situazioni di eventuale saturazione della maggiore domanda sanitaria ad opera dei soli operatori già accreditati.

Addio Prof.

Ci ha lasciato il Prof. #FrancescoForte.

È a una discussione con lui e Flavio Felice su economia sociale di mercato, dottrina sociale della Chiesa e intervento pubblico nell’economia che devo i miei studi su costituzione e diritto pubblico dell’economia, i miei interessi per la public choice e la constitutional economics e quella prospettiva economico-costituzionale nello studio della disciplina (costituzionale e amministrativa) della finanza pubblica che ho poi sviluppato nelle mie due monografie nel tentativo di spiegare il fondamento logico-razionale dell’ordinamento fiscale e monetario eurounitario a partire dalle disfunzioni dello Stato pluriclasse e le rendite politiche.

Era il 2009, eravamo alla Pontificia Università Lateranense e il Tocqueville-Acton era solo un piccolo gruppo di giovani studiosi.

Grazie Prof., continuerai a ispirarci da lassù. Riposa in pace.