Con i fondi Ue la consulenza rivede strategie e team di lavoro

Il Sole 24 Ore, 17 maggio 2021

I grandi nomi italiani della consulenza legale sono pronti a cogliere le opportunità del Piano nazionale di resistenza e resilienza da 248 miliardi. In molti hanno già creato team multidisciplinari e studiato le “missioni” di cui si compone il Pnrr ora all’esame di Bruxelles. Obiettivo: attrarre clienti privati e pubbliche amministrazioni per assisterli nello sforzo di presentare progetti solidi e spendere al meglio le risorse europee.
Un traguardo per nulla facile da raggiungere a detta degli stessi avvocati, viste le storiche difficoltà del nostro Paese a intercettare e a spendere nei tempi i fondi Ue. Per questo il Piano sarà anche l’occasione per i big italiani della consulenza per rafforzare i legami con le pubbliche amministrazioni, dai comuni ai ministeri, fino alle utilities.

L’organizzazione

Grimaldi punta al modello “One stop shop”: lo studio si propone ai clienti come interlocutore unico con competenze integrate per i progetti complessi,
dallo studio di prefattibilità alla contabilità. «Tutti i progetti devono rispettare le regole dei fondi europei, ad esempio, sull’eleggibilità, sui massimali di aiuto e sulla rendicontazione, altrimenti si rischia di perdere le risorse anche in corsa», ricorda il managing partner, Francesco Sciaudone. Lo studio sfrutterà la sua vocazione internazionale (ed europea in particolare) e la sinergia con il desk di Bruxelles.
Legance vede in prima linea il proprio team Energy – uno dei più nutriti nel panorama italiano con sei soci dedicati quasi esclusivamente al settore e una cinquantina di professionisti – al lavoro sul quadro regolatorio con un dialogo impostato tra istituzioni, stakeholder e grandi clienti per analizzare le prime bozze di provvedimenti d’attuazione in tema di transizione energetica.
Nctm ha costituito team integrati interni, per linee tematiche e sta inviando ai clienti i documenti con le possibili linee di intervento e organizzando webinar ad hoc.
Chiomenti pone l’accento sulle riforme annunciate nel Pnrr: «Pensiamo soltanto al nuovo processo civile, penale e tributario – immagina Gregorio Consoli, che con Filippo Modulo è managing partner dello studio – avranno una portata e un impatto storici e dovremo spiegarle ai clienti in tempi brevissimi».

I settori interessati

Le opportunità sono infinite e ogni studio guarda alle aree di business di elezione per partire. Così ad esempio Lipani Catricalà sviluppa il partenariato pubblico privato, pensando alle grandi opere e agli investimenti in energia e nella digitalizzazione della Pa. Spiega Fabio G. Angelini, equity partner, riferimento dello studio per le operazioni di Ppp e membro del comitato esecutivo: «Accompagneremo i clienti a compiere il salto culturale necessario: passare dallo schema tradizionale dell’appalto alla logica degli investimenti pubblico-privati. Penso ad esempio alle infrastrutture e ai servizi, che la diversa allocazione dei rischi tipica del Ppp contribuirà a trasformare radicalmente nei prossimi anni». Consoli di Chiomenti guarda «ai grandi fondi di private equity interessati a coinvestire nelle infrastrutture strategiche». La presenza del capitale privato sarà una grande opportunità secondo Sciaudone: «Oltre all’effetto moltiplicatorei, se il capitale privato sarà maggioritario i progetti potranno avanzare con procedure più snelle».
Marco Monaco, responsabile del dipartimento Amministrativo, pubblico comunitario e del team sul Pnrr di Nctm prevede una crescita dell’M& A.«Tra le risorse per la competitività sono interessanti anche i contributi all’innovazione per le Pmi perché possono servire a superare la frammentazione e promuovere fusioni».Un filone del tutto innovativo è quello del reshoring. «Il Pnrr incentiva con due miliardi, anche se non esclusivi, il rientro in Italia delle produzioni delocalizzate», conclude Monaco. «Si aprono scenari inediti – commenta Monica Colombera, senior partner responsabile del dipartimento Energy, project and infrastructure di Legance – con progetti che vanno oltre il fotovoltaico e il solare degli ultimi anni e si aprono all’idrogeno, ad esempio dove stiamo assistendo alcuni operatori che stanno considerando joint venture per lo sviluppo di progetti basati sull’ idrogeno». In realtà l’Energy è da tempo “frizzante” per lo studio: «È un settore molto attivo già per gli obblighi del Green new deal – conferma Colombera -. Anche i grandi player stanno velocemente virando dagli idrocarburi alla sostenibilità».

L’impatto interno

La consulenza sul maxi Piano è così strategica da aver spinto gli studi a ripensarsi. Da boutique del diritto amministrativo Lipani Catricalà evolve: «Stiamo rafforzando il profilo transactional per strutturare le operazioni di partenariato, l’M&A per le integrazioni societarie o per creare società miste pubblico private e guardiamo con interesse al fin tech» annuncia Angelini.
Anche chi ha già strutture e staff a sufficienza ha iniziato a ripensare l’organizzazione. «In Chiomenti rafforzeremo le funzioni di knowledge management – prevede Consoli – con tutta la normativa di attuazione del Pnrr dovremo subito studiare migliaia di pagine e tradurle in indicazioni pratiche per i nostri clienti». Per tutti il Piano rappresenterà un assist imperdibile per il fatturato, già da quest’anno. «Credo sarà la nostra principale area di sviluppo – prevede Sciaudone per Grimaldi – e nel giro di cinque anni l’assistenza sui progetti europei diventerà per noi il principale settore di consulenza».

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